Call for proposal esr XLII(2) 2024. Negoziare l’ambiente e il clima. Transizione giusta e protagonismo sindacale per la sostenibilità della struttura produttiva

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economia e società regionale – sezione monografica del n. XLII(2) 2024 coordinata da Gianluca De Angelis – IRES ER – Francesca Gabbriellini – Dipartimento di Storia Culture e Civiltà – Università degli Studi di Bologna, Emanuele Leonardi – Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia, Università degli Studi di Bologna

Tanto nella letteratura scientifica quanto nell’ambito della pratica sindacale e dei movimenti sociali, negli ultimi anni la contrapposizione netta tra ambiente e lavoro – punto di partenza per così dire “scontato” di una lunga stagione di ragionamento e azione – è stata sottoposta a critica. Dal punto di vista delle scienze sociali, è emerso un campo di dibattito interdisciplinare denominato Environmental Labour Studies, focalizzato da un lato sulle modalità di messa a valore della natura (e sulla loro critica), dall’altro su discorsi e vertenze sindacali legate alla trasformazione sostenibile della struttura produttiva.

In questo quadro, che si inserisce in un generale processo di deterioramento delle condizioni ecologiche di scarsa efficacia delle politiche ambientali di stampo neoliberale, particolare importanza hanno rivestito le grandi mobilitazioni per la giustizia climatica che hanno segnato il 2019 e – sebbene con minore intensità – il periodo post-pandemico. È a partire da questa particolare congiuntura, quindi, che ci proponiamo di raccogliere contributi sul tema “negoziare l’ambiente e il clima”.

Tuttavia, che la produzione di beni e servizi abbia un impatto ambientale non è una novità. A essere inedita è, semmai, la centralità che tale impatto assume nel dibattito pubblico, rischiando di disorientare chi prova a darne lettura e ad affrontarlo dal punto di vista del lavoro. In prima battuta, le organizzazioni sindacali non sembrano possedere strumenti adeguati a far fronte alla situazione, né sul piano delle competenze, né su quello dei repertori discorsivi. Ma è davvero così?

In realtà, anche se nel discorso pubblico la difesa dei livelli occupazionali – materia sindacale per eccellenza – rischia spesso di essere confusa con la difesa della produzione in sé e per sé, l’impatto ambientale della produzione rimane una dimensione sulla quale i sindacati, o almeno alcuni segmenti di queste, sono impegnati da diverso tempo. Di tale impegno si possono trovare tracce in due ambiti contrattuali distinti, quello relativo al lavoro e in quello della contrattazione sociale territoriale.

Nel primo caso, la questione ambientale è andata via via consolidandosi in modo trasversale ai diversi settori quale oggetto di esame congiunto tra le parti sociali. Se la cornice però si allarga fino a includere come elemento fondamentale la partecipazione di chi lavora – se, cioè, si va al di là della mera informazione – il quadro delle relazioni industriali resta un ambito poco definito sul piano dei soggetti chiamati a partecipare, lasciando di fatto che siano le parti sociali stesse, in base alle loro relazioni di potere e capacità, a definirne i contenuti.

Parallelamente alla contrattazione relativa al lavoro, la contrattazione sociale territoriale è l’ambito nel quale tradizionalmente le organizzazioni sindacali si sono cimentate nella proposta e nella regolazione delle questioni relative alla vita di lavoratori e lavoratrici al di fuori del posto di lavoro. Alla contrattazione sociale territoriale sono per esempio riconducibili molti dei dispositivi di welfare ancora in essere. Nelle relazioni periodiche dedicate alle tendenze della contrattazione sociale – diffuse, tra le altre, dalla Fondazione Di Vittorio – la questione ambientale è oggetto di un’attenzione crescente, soprattutto in relazione alle politiche territoriali sul risparmio energetico, sulla salvaguardia del patrimonio idrico e sulla mobilità.

A partire da questo stato dell’arte, è ragionevole aspettarsi che dall’emergenza climatica possano scaturire nuovi spazi negoziali, capaci di superare le asimmetrie e le consuetudini preesistenti. Un rapido sguardo a vertenze italiane recenti – sguardo che si potrebbe utilmente allargare – mostra, per esempio, l’emergere di almeno due modelli di gestione conflittuale di questioni climatiche. Posta infatti la comune insistenza sull’intervento pubblico di contrasto alle delocalizzazioni – cioè: sul ritorno dello Stato come attore economico – se alla ex-GKN (Campi Bisenzio) la forma assunta dalla reindustrializzazione dal basso è quella del mutualismo, attraverso la costituzione della cooperativa GKN For Future e soprattutto della SOMS (Società Operaia di Mutuo Soccorso), collegata al movimento di massa #insorgiamo, alla Marelli di Crevalcore la modalità adottata ha messo al centro l’imposizione di alcune condizionalità forti a eventuali nuove proprietà, al fine di preservare una traiettoria manifatturiera solida e sostenibile.    

In questo contesto, la Special Issue “Negoziare l’ambiente e il clima. Transizione giusta e protagonismo sindacale per la sostenibilità della struttura produttiva”, del numero 2/2024 di economia e società regionale, prende in esame riflessioni situate su vertenze passate e presenti, nazionali e internazionali, con attenzione ai seguenti aspetti:

  • Le traiettorie della riconversione energetica: negoziare l’impatto ambientale e occupazionale sia della decarbonizzazione degli impianti di energia da fonti fossili, sia della creazione di sistemi di creazione di energia da fonti rinnovabili;
  • Il futuro della manifattura: strategie del lavoro per la conversione ecologica e la tutela occupazionale, tra partecipazione dal basso e contrattazione collettiva;
  • Il rapporto tra giusta transizione e lavoro agricolo: prospettive di trasformazione dell’agricoltura, in un quadro di degrado ecologico, intensificazione dei fenomeni di sfruttamento lavorativo e innovazione tecnologica (in particolare, il riferimento è al processo di digitalizzazione);
  • Il lavoro dignitoso: conversione ecologica ed evoluzione delle condizioni di lavoro e dell’organizzazione del lavoro, con particolare riferimento alla sperimentazione della “settimana corta” e alle modalità di adozione tecnologica;
  • La dimensione transnazionale delle catene del valore: nuovi orizzonti dell’azione sindacale – dentro e oltre i confini nazionali, dentro e oltre le categorie della rappresentanza – e possibili convergenze con i movimenti sociali per la trasformazione del paradigma produttivo e di riproduzione delle forme di vita;
  • Gli scenari di nuova occupazione: le sfide dei green jobs al mondo del lavoro, a proposito delle attività di retrainingup-skilling e nuovi percorsi di formazione atti alla creazione delle competenze per la transizione ecologica;
  • La dinamica del potere pubblico: lo spazio dell’azione sindacale e delle strategie partecipative del lavoro per una ristrutturazione verde delle politiche industriali e per un redesign dei vincoli socio-ecologici dell’azione imprenditoriale.

Anche altre declinazioni, proposte dai/lle partecipanti in risposta alla Call, verranno prese in considerazione purché attinenti alla tematica generale indicata.

Le proposte devono essere redatte come da scheda (disponibile qui sotto per il download) e inviate entro il 5 aprile 2024 all’indirizzo mail: esrcall@gmail.com.

Agli autori e alle autrici delle proposte selezionate verrà comunicato l’esito entro il 15 aprile 2024.

I paper dovranno essere consegnati nella versione definitiva (30.000 battute ca.) entro il 30 giugno 2024.  

Scarica la Scheda Proposta ESR (file Word)

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