Presentazione dell’Osservatorio regionale su ambiente e territorio.

Aree tematiche:
Materiale:

Presentato a Bologna il capitolo dedicato all’Ambiente e al Territorio dell’Osservatorio regionale su economia e lavoro. Giuliano Guietti (Presidente Ires ER) ha coordinato il dibattito seguito alla presentazione di Gianluca De Angelis (Ires ER). Tra i diversi interventi, quelli di di Emanuele Leonardi (Università di Bologna) e Marcomaria Grande (Comunicatore della scienza) che hanno commentato gli argomenti proposti.

Ha concluso i lavori Giulia Santoro, Segreteria regionale CGIL dell’Emilia-Romagna.

In sintesi:
I dati, riferiti al 2024, sulla qualità dell’aria, il clima, il consumo di suolo e i rifiuti mostrano diverse criticità.

1. Qualità dell’aria: ancora sopra i limiti OMS, impatto sanitario rilevante

Anche se i dati del 2025 recentemente diffusi mostrano un miglioramento della qualità dell’aria in regione per via di condizioni metereologiche favorevoli nell’anno, il 2024 si è chiuso confermando le principali criticità della regione.

Sul fronte della qualità dell’aria, nel 2024 le concentrazioni medie annue di PM2.5 restano stabilmente al di sopra delle linee guida OMS 2021 (5 µg/m³): i valori regionali più che triplicano il limite raccomandato, pur rientrando nei limiti di legge nazionali (25 µg/m³) e risultando in linea ai nuovi limiti che entreranno in vigore dal 2030.

Anche l’ozono (O₃) continua a registrare un diffuso mancato rispetto dei valori obiettivo per la tutela della salute umana nel 2024, nonostante un lieve miglioramento rispetto all’anno precedente.

L’inquinamento atmosferico continua a produrre effetti sanitari significativi.

  • Nel solo 2023 in Emilia-Romagna si registrano 108,3 morti attribuibili a PM2.5 ogni 100.000 residenti a rischio, a fronte di una media nazionale di 100,6.
  • Nel 2022 il dato regionale aveva raggiunto 133 morti per 100.000 residenti, sopra la media italiana (119,3).
  • A livello provinciale (2023), i valori più elevati si registrano a Ferrara (127,3), Modena (119,2), Reggio Emilia (117,1) e Piacenza (111,7).

Inevitabilmente la concentrazione di PM2.5 impatta in modo differenziato su popolazioni considerate più o meno a rischio, condizionando i margini di rischio considerati nei diversi territori. Le principali cause di morte associate all’esposizione sono infatti complicazioni da ictus, cardiopatie ischemiche e diabete mellito.

2. Clima: il 2024 tra gli anni più estremi dal 1961

Il 2024 è stato uno degli anni climaticamente più anomali mai registrati in Emilia-Romagna.

  • Anno più caldo dal 1961 per temperature medie e minime.
  • Anno più piovoso dal 1961, con 1.208 mm di pioggia media annua.
  • 19 eventi climatici rilevanti nel corso dell’anno.

Tra gli episodi più significativi:

  • Record di 176,2 mm in un solo giorno a Ponte Samone (Modena).
  • Evento di settembre (tempesta Boris) con stime di tempo di ritorno superiori ai 200 anni.
  • Massimo di 180 mm in 24 ore a Pianoro (BO) in ottobre, con esondazioni, frane e una vittima.

Le anomalie termiche medie superano +1,5°C in ampie aree della Romagna e dell’Appennino, con un picco di +1,65°C nel riminese.

Le anomalie pluviometriche risultano particolarmente elevate nell’area emiliana e nel parmense (fino a +485 mm medi), evidenziando un’intensificazione del ciclo dell’acqua e dei fenomeni estremi.

3. Consumo di suolo e rischio idrogeologico: pressione ancora elevata

L’Emilia-Romagna è tra le regioni italiane con maggiore esposizione al rischio idraulico e franoso:

  • 45,5% a pericolosità idraulica media
  • 11,5% a pericolosità idraulica elevata (più del doppio della media nazionale)
  • 9,8% a pericolosità franosa elevata

Sul fronte del consumo di suolo:

  • Nel 2024 il suolo consumato raggiunge 201.753,8 ettari, pari all’8,99% del territorio regionale (8,95% nel 2023).
  • Il 29,4% del suolo impermeabilizzato in regione è destinato a edifici, il 27,2% a infrastrutture e il 5,6% a aree pavimentate.
  • L’incremento netto nel solo 2024 è pari a 869,6 ettari (+0,43% sul 2023), tra i valori più elevati in Italia.
  • Il 16,4% delle nuove coperture è permanente (142,6 ettari).

Province con maggior incremento netto 2024:

  • Ravenna (158,1 ha)
  • Modena (150,4 ha)
  • Bologna (133,7 ha)

Rimini resta la provincia con la maggiore incidenza complessiva di suolo impermeabilizzato (12,62%).

L’Ispra evidenzia il peso della logistica: 1.052 ettari consumati dal 2006, di cui 107 solo nell’ultimo anno.

4. Rifiuti: sistema strutturato ma con margini di miglioramento

Anche il dato sulla produzione di rifiuti conferma una criticità strutturale. Nonostante un tasso di raccolta differenziata pari al 78,9% – primo dato in Italia – l’elevata produzione complessiva tende a neutralizzare parte dei benefici ambientali: con 662,7 kg per abitante e 139,8 kg di rifiuti indifferenziati pro capite, l’Emilia-Romagna resta tra le regioni con il maggiore impatto complessivo.
Il 2024 ha inoltre visto crescere la produzione complessiva del 3,9%, più del doppio rispetto all’incremento registrato nel 2023.

In assenza di strategie di riduzione a monte, la sola differenziazione non è sufficiente a ridurre l’impronta emissiva e materiale del sistema produttivo e dei consumi regionali.

Le priorità di policy

Dall’analisi emergono quattro direttrici strategiche:

  1. Rafforzare le politiche di riduzione delle emissioni, allineando progressivamente i limiti regionali alle linee guida OMS.
  2. Accelerare le misure di adattamento climatico, con particolare attenzione alla gestione del rischio idrogeologico e alla resilienza urbana.
  3. Contenere il consumo di suolo, orientando gli investimenti verso la rigenerazione urbana e limitando le nuove impermeabilizzazioni permanenti.
  4. Integrare pianificazione industriale e ambientale, monitorando l’impatto di logistica, grandi insediamenti e nuove infrastrutture digitali su emissioni, acqua e territorio.

L’Osservatorio conferma che la dimensione ambientale non è separabile da quella economica e sociale: salute pubblica, sicurezza territoriale, occupazione e produzione sono interconnessi e concorrono nel consolidamento della diseguaglianza sociale e territoriale.

La sfida per l’Emilia-Romagna non è quindi solo mitigare gli impatti agendo in emergenza, ma anticiparli, ripensando strutturalmente il rapporto tra produzione, territorio e qualità della vita, valorizzando la relazione tra clima e lavoro.

Qui il testo e qui la presentazione.